Mirabella Eclano è uno dei cardini culturali dell’Appia in Irpinia: qui il viaggio incontra l’archeologia di Aeclanum, nell’area di Passo di Mirabella. La visita permette di cogliere l’idea di “città di strada”: un luogo cresciuto grazie ai transiti, ai servizi e agli scambi, con una trama storica che attraversa secoli. È la tappa ideale per dare profondità al percorso UNESCO: dopo il sito, il territorio invita a completare l’esperienza con una sosta nel paese e con un breve giro panoramico tra colline e campagne.

Comune di Mirabella Eclano
Altitudine: m. 372 s.l.m.
Abitanti
6602
Patrono
Madonna del Latte – 02 febbraio
Uffici del Comune
Via Municipio, 1- 83036
T. +39 0825 438077
LUOGHI DI INTERESSE



ETIMOLOGIA
Il nome attuale unisce due livelli: “Mirabella”, comunemente interpretato come richiamo a un “belvedere”, e “Eclano”, che rimanda ad Aeclanum, il grande centro sannita e poi romano nell’area di Passo di Mirabella. Questa doppia forma lega paesaggio e storia: lo sguardo e la città antica.
CENNI STORICI
Il territorio di Mirabella Eclano è stato abitato fin dall’Età del Rame, come attestano ritrovamenti archeologici di villaggi e necropoli nella zona. Successivamente prese forma un primo insediamento più articolato, che sarà poi rifondato dai popoli italici, in particolare dai Sanniti irpini nel VI–V sec. a.C.
Il principale centro antico della zona fu Aeclanum (detto anche Eclano), una città sannitica che divenne uno dei principali centri strategici e commerciali dell’Irpinia. Situata sulla Via Appia, la “Regina Viarum” romana, fu importante snodo di comunicazione e mercato.
Conquistata dai Romani, fu ricostruita e fortificata, divenne prima municipio e poi colonia, con case, terme, mercati e struttura urbana ben sviluppata, ed ebbe anche un ruolo ecclesiale importante.
Con la caduta dell’Impero romano e le invasioni successive, Aeclanum entrò in declino e nel VII secolo fu distrutta dalle truppe dell’imperatore bizantino Costante II. Sorse allora un piccolo borgo chiamato Quintodecimo; tra il X e l’XI secolo il centro abitato si spostò e si consolidò come Acquaputida, centro più sicuro e fortificabile rispetto alla zona antica.
Durante il periodo angioino (XIV secolo), Acquaputida assunse il nome di Mirabella. L’appellativo “Eclano” venne aggiunto nel 1862 per volere di Vittorio Emanuele II, per ricordare il legame storico con l’antica Aeclanum.
Nel corso dei secoli Mirabella Eclano ha subito varie dominazioni e cambiamenti, intrecciando vicende civili, religiose e sociali, testimoniati anche da edifici religiosi, palazzi storici e tradizioni culturali locali.
LEGAME CON LA VIA APPIA
Il legame è diretto: Aeclanum è una città sorta e cresciuta “di strada”, con funzioni di sosta e mercato lungo l’Appia. Nel racconto UNESCO, Mirabella Eclano è la tappa archeologica centrale: qui l’Appia diventa leggibile, perché la strada è associata a un sito visitabile.
Oggi il territorio conserva, infatti, importanti testimonianze archeologiche nei resti del Parco Archeologico, ma non solo. Nell’area che si situa nella zona extraurbana orientale, a breve distanza dalle mura, tuttora emergenti, è stata rinvenuta un’importante strada basolata con andamento W-E, che si può identificare con l’Appia che, come ricordato dalle fonti e dagli itinerari antichi, attraversava longitudinalmente la città di Aeclanum provenendo da nord (Benevento) per proseguire verso oriente (Puglia), trovando in Irpinia, al Passo di Mirabella, un punto di passaggio obbligato. Di grande importanza è un’iscrizione rinvenuta in questa zona e ripetuta più volte lungo il tracciato dell’Appia: essa ricorda la ristrutturazione della tratta da Benevento ad Aeclanum voluta dall’imperatore Adriano nel 123 d.C. per un costo complessivo di due milioni di sesterzi che le casse dello stato dovevano sostenere con un contributo dei proprietari dei fondi adiacenti.
Mirabella Eclano è la tappa fondamentale e necessaria per capire che la Via Appia è insieme di storia, infrastruttura e paesaggio.
Mirabella conserva la memoria dell’Appia come simbolo di connessione e apertura, un’eredità che lega il presente a un passato in cui le strade non erano solo vie di transito, ma veri strumenti di civiltà.
LA FESTA DEL CARRO
Mirabella è Appia sicuramente, ma non solo. Tra le tradizioni più sentite c’è la Festa del Carro, un rito popolare e religioso antichissimo che si svolge ogni anno il sabato che precede la terza domenica di settembre in onore della Madonna Addolorata. Il momento più suggestivo è la “Grande Tirata del Carro”: un imponente obelisco di circa 25 metri, realizzato con una struttura in legno rivestita da paglia intrecciata a mano in elaborati motivi ornamentali, viene trasportato per le vie del paese su un carro agricolo, trainato da sei coppie di buoi e da centinaia di persone, i funaioli, che tirano le funi di canapa per guidare e mantenere in equilibrio l’obelisco lungo il percorso. La caduta dell’obelisco è tradizionalmente considerata un cattivo presagio, motivo per cui il trasporto è carico di emozione e partecipazione. Le origini della festa affondano nel mondo contadino, ma oggi questo evento è una testimonianza di fede, arte, folklore e identità comunitaria.
