Le Vie della Transumanza

Prima che i Romani imprimessero il loro segno indelebile sul paesaggio con i grandi assi viari pavimentati, l’Irpinia era già un crocevia pulsante di vita e movimento.

Le Vie della Transumanza

Prima che i Romani imprimessero il loro segno indelebile sul paesaggio con i grandi assi viari pavimentati, l’Irpinia era già un crocevia pulsante di vita e movimento. Comprendere la viabilità antica di questa terra significa immergersi in un’epoca in cui il percorso non era dettato dal rigore dell’ingegneria, ma dalle necessità primordiali della sopravvivenza e dai ritmi immutabili della natura.

UN NODO GEOGRAFICO STRATEGICO
L’Irpinia, per sua stessa conformazione geomorfologica, si è sempre configurata come anello di congiunzione naturale tra il Tirreno e l’Adriatico, fungendo da ponte tra le civiltà del Mediterraneo orientale e il cuore della penisola italica. Tuttavia, in età preistorica, questo territorio appariva aspro,
impervio e dominato da una vegetazione fitta e impenetrabile.
In questo scenario, i primi insediamenti umani, come quelli di La Starza presso Ariano Irpino o Madonna delle Grazie a Mirabella Eclano, vivevano in un isolamento quasi totale, interrotto solo da timidi sentieri di collegamento.

I TRATTURI E LA TRANSUMANZA
La vera rivoluzione viaria avvenne con l’affermarsi della pastorizia transumante. In risposta ai mutamenti climatici post-glaciali, che imposero estati calde e inverni rigidi, le popolazioni italiche iniziarono a spostare stagionalmente le greggi tra i pascoli montani estivi e le pianure invernali. Nacquero
così i tratturi: non semplici strade, ma ampie “piste erbose” che potevano raggiungere larghezze monumentali, fino a 111 metri.
Queste vie, che i Romani avrebbero poi chiamato calles, formavano una rete capillare che attraversava il Sannio e l’Apulia, dotata di punti di sosta, rifornimento e controllo.

Senza la tecnologia per superare le asperità del terreno, i primi viandanti e pastori si affidavano alla morfologia del territorio.
In ambiente montano, gli itinerari seguivano le linee di cresta: una scelta che offriva un’ampia visuale per l’orientamento ed evitava il superamento di fossi e fiumi, pur esponendo i viaggiatori ai rigori del gelo e della neve.
Laddove possibile, si preferiva il fondo delle valli, procedendo parallelamente ai corsi d’acqua. Qui la via era più breve e agevole, con abbondanza di acqua per gli animali, ma restava l’incognita delle inondazioni e degli impaludamenti.
Questi sentieri preromani non erano solo tracce sul terreno, ma il supporto vitale di un’economia che vedeva nella pastorizia la sua colonna portante. Fu proprio la necessità di proteggere queste direttrici dalle scorrerie che spinse i Dauni a invocare l’aiuto di Roma nel 306 a.C., innescando processi
storici che avrebbero portato alla costruzione della Via Appia.
I tratturi rimasero così la base silenziosa su cui l’ingegno romano avrebbe, secoli dopo, costruito la sua eterna rete stradale.

I FIUMI E I VALICHI
L’assetto della rete idrografica e la dislocazione dei valichi rappresentano le chiavi di lettura fondamentali per comprendere come si sia sviluppata la viabilità in Irpinia prima e durante l’epoca romana.
Questi elementi naturali non erano solo ostacoli, ma veri e propri corridoi e passaggi obbligati che hanno dettato le direttrici del movimento di uomini e animali per millenni.
I tracciati stradali e i tratturi si snodavano spesso lungo il fondo delle valli, procedendo parallelamente ai corsi d’acqua. I fiumi erano dei veri e propri corridoi naturali e questo offriva il vantaggio di percorsi più agevoli, brevi e ricchi di pascoli e acqua per le greggi in transito.

L’Irpinia è dominata dall’ampio bacino del fiume Calore, il principale affluente del Volturno, che con i suoi 3060 kmq di estensione costituisce l’ossatura idrica della regione. Tra i suoi affluenti vi sono l’Ufita e il Miscano (provenienti rispettivamente dall’altopiano irpino e dai monti della Daunia) che
confluiscono nel Calore presso Apice, creando percorsi naturali verso l’area pugliese; il Tammaro che collega i rilievi del Sannio meridionale al bacino del Calore poco prima di Benevento e il Sabato che lambisce la conca di Avellino, collegando l’area dei Picentini con il nodo di Benevento.
I valichi rappresentavano i “punti di congiunzione” critici tra le diverse vallate fluviali. La loro importanza era tale che la scelta del tracciato dipendeva spesso dalla quota del valico stesso. Per superare le catene montuose, era necessario individuare i punti più bassi per ridurre al minimo il rischio
di innevamento, che avrebbe reso il percorso inagibile durante l’inverno.
Uno dei valichi più significativi, situato a sud, che funge da cerniera tra il bacino dell’Ofanto e quello del Sele, collegando l’Irpinia alla Lucania e alla Puglia è la Sella di Conza.
Il Valico di Monteforte, invece, è il punto di passaggio cruciale verso la pianura campana, che permetteva il collegamento tra l’agro campano e l’area di Abellinum (Avellino).
Mentre le strade romane successive avrebbero cercato di dominare il territorio con ponti e viadotti, la viabilità arcaica e i tratturi si adattavano completamente alla geomorfologia. In mancanza di infrastrutture, i fiumi e i valichi erano i punti di riferimento immutabili.

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Il genio costruttivo dei romani

L’attraversamento dell’Irpinia in età romana non era solo una sfida logistica, ma un vero e proprio manifesto della superiorità tecnica di Roma sulla natura.
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Commercio e vita quotidiana lungo i miliari

L’Irpinia, con i suoi profili montuosi e le valli fertili, non è mai stata una terra di passaggio passiva, ma un vero e proprio snodo vitale dell’architettura stradale romana.
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La via Traiana

Voluta dall’imperatore Traiano tra il 108 e il 110 d.C., questa arteria non nacque per sostituire la vecchia strada di Appio Claudio, ma per affiancarla, offrendo un percorso più agevole.
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La via Antiqua Maiore

La Via Antiqua Maiore è un antico tratturo di origine sannitica, successivamente utilizzato dai Romani, che collegava Benevento a Salerno e Nocera, risalendo il fiume Sabato.
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Il “sacro” lungo l’Appia Irpina

L’Appia Antica, la Regina viarum, non era solo una direttrice commerciale e militare, ma un vero e proprio canale di diffusione del sacro.
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La via Herculia

Mentre l’Appia correva verso Brindisi segnando l’asse orizzontale dell’Impero, un’altra arteria fondamentale si snodava perpendicolarmente ad essa.