Le Vie di Transito

Nel III secolo a.C. l’Hirpinia fu interessata da un processo di romanizzazione e, accanto alla nascita di nuovi centri abitati, furono aperte e dichiarate pubbliche numerose vie di comunicazione principali e secondarie.

Le Vie di Transito: La viabilità irpina in Età romana

Nel III secolo a.C. l’Hirpinia fu interessata da un processo di romanizzazione e, accanto alla nascita di nuovi centri abitati, furono aperte e dichiarate pubbliche numerose vie di comunicazione principali e secondarie.
Le strade principali, di grande percorrenza e caratterizzate da un percorso rapido e agevole, costituivano l’ossatura della rete viaria di tutta l’Italia centro-meridionale.
L’Hirpinia, nonostante la sua natura aspra e montuosa, era attraversata da tre strade principali:

1. la VIA APPIA, definita dai Romani la Regina viarum, è la prima grande strada consolare; essa, che collegava Roma a Brindisi dal cui porto salpavano le navi che raggiungevano l’Oriente, era un’arteria vitale e pulsante per le spedizioni militari, per i commerci e per i viaggi.
Arrivata a Benevento, la strada proseguiva per Aeclanum e da qui si diramava probabilmente in due percorsi.

2. la VIA APPIA TRAIANA, rispetto alla via Appia, costituiva un percorso più rapido e agevole per raggiungere Brindisi, puntando direttamente verso la piana pugliese attraverso Aequum Tuticum (Contrada san Eleuterio di Ariano Irpino) e raggiungeva Brindisi costeggiando l’Adriatico.
Fu realizzata nel II secolo d. C. partendo da Benevento. Questa strada, che riutilizzava un più antico tracciato, prese poi il nome di via Appia Traiana,
dall’imperatore Traiano che ne promosse la realizzazione.

3. la VIA HERCULEA, proveniente dall’Abruzzo, si snodava lungo la dorsale appenninica e, ricalcando le tracce del tratturo Pescasseroli-Candela, attraversava Aequum Tuticum e Venosa per giungere in Calabria. Fu costruita per rivitalizzare le aree più interne e per collegare tre delle grosse arterie dell’Italia meridionale: l’Appia, l’Appia Traiana e la via Popilia detta anche via Annia, che collegava Capua a Reggio Calabria.

Esistevano anche strade secondarie, come la VIA AURELIA AECLANENSIS o la VIA ANTIǪUA MAIORE, tracciati sterrati impostati su antichi tratturi. Queste strade, raccordandosi alla viabilità principale, garantivano i collegamenti con le località più interne fuori dai traffici commerciali.
Non è così semplice tracciare il percorso in Irpinia della via Appia, superato il centro di Aeclanum. Due sono le ipotesi avanzate nel corso degli anni;
probabilmente la strada si divideva in due rami, uno più meridionale (percorso montano) per Frigento, Guardia Lombardi, Bisaccia e Lacedonia lungo
la dorsale montuosa che separa le valli fluviali dell’Ufita e del Fredane in direzione della Valle d’Ansanto, ed uno più settentrionale (percorso vallivo)
diretto alla Valle dell’Ufita per Grottaminarda e Fioccaglia di Flumeri, prima di tornare a raggiungere Bisaccia e Lacedonia passando per il valico di Sferracavallo sotto Vallata.

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Bisaccia

Bisaccia è uno dei centri più rappresentativi dell’Alta Irpinia, territorio appenninico di confine tra Campania, Basilicata e Puglia, caratterizzato da paesaggi collinari, boschi e antichi percorsi di collegamento.
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Frigento

Adagiato su tre alture che dominano la Valle dell’Ufita, Frigento rappresenta uno dei borghi più suggestivi dell’Irpinia centrale, un territorio abitato fin dall’antichità e segnato da un profondo legame con la storia romana e medievale.
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Guardia Lombardi

Situato nell’alta Irpinia, tra le valli dell’Ufita, dell’Ofanto e dell’Ansanto, con i suoi 998 metri d’altezza, il comune di Guardia dei Lombardi rappresenta un esempio significativo di borgo appenninico in cui paesaggio naturale e stratificazione storica si intrecciano.
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Lacedonia

Al confine con la Puglia e non molto distante dall’area del Vulture, nel cuore dell’Irpinia orientale, sospesa tra colline e vallate percorse da antiche vie di comunicazione, a 734 metri sul livello del mare.
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Rocca San Felice

Dominante sulle valli dei fiumi Fredane e Ufita, entrambi affluenti del Calore, a 750 metri di altezza, si stende il centro abitato di Rocca San Felice, paese sorto intorno a un castello longobardo che doveva costituire il limite tra il ducato di Benevento e quello di Salerno.
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La Mefite

Chi arriva nella Valle d’Ansanto, nel territorio di Rocca San Felice, capisce subito perché la Mefite non sia mai stata un “semplice” laghetto. L’acqua è ferma e insieme inquieta: bolle senza fiamma, come se il suolo avesse un respiro proprio.